ENERGIA: FREE AL MISE, ECCO LE NOSTRE MISURE PER UNA SEN PROPEDEUTICA A PIANO NAZIONALE CLIMA ENERGIA

ROMA, 24 aprile 2017 – “È auspicabile che il documento in via di elaborazione sia concepito come propedeutico al Piano nazionale clima-energia e si utilizzi l’intervallo temporale che ci separa dalla fine della legislatura per realizzare un approfondito processo di consultazione che, oltre tutto, rappresenterebbe lo strumento per conseguire la massima condivisione delle proposte finali”. E’ l’inizio dell’audizione del Coordinamento Free, fonti rinnovabili ed efficienza energetica, che si è tenuta al Ministero dello Sviluppo economico relativo alla Strategia energetica nazionale. Per il Coordinamento Free hanno preso parte all’audizione il presidente, GB Zorzoli, con due componenti del direttivo Simone Togni e Francesco Ferrante.

“Poiché gli attuali obiettivi europei al 2030 (40% riduzione GHG, 27% produzione rinnovabili/CIL, +30% efficienza energetica) sono suscettibili di modifiche in corso d’opera nel non improbabile caso in cui risultino insufficienti a impedire 2°C di sovratemperatura o se risultassero non coerenti con la roadmap europea 2050 (riduzione GHG: 80-95%), riteniamo opportuno prevedere anche scenari più impegnativi di quello basato sugli attuali obiettivi al 2030 (a titolo meramente esemplificativo, 27%-35% può essere considerato uno spread ragionevole per le FER). Un piano clima-energia così concepito conterrebbe al proprio interno le informazioni (decisioni politiche, misure per attuarle) in grado di massimizzarne la flessibilità al mutare delle condizioni di riferimento… Anche col massimo impegno nell’efficientamento energetico il tasso di crescita 2015-2030 delle FER non potrà quindi essere sensibilmente inferiore a quello registrato nel quinquennio 2010-2015 e, poiché siamo nel 2017, registriamo un ritardo da ricuperare con opportune misure, a partire dal decreto 2017-2020 per le FER elettriche non fotovoltaiche, da emanare al più presto, tenuto conto che il raggiungimento dell’obiettivo 27% comporta un apporto del 50-55% delle FER elettriche al CIL elettrico. Per conseguire al 2030 l’obiettivo del 27% occorre altresì che il tasso di crescita della produzione FER termica (geotermia, bioenergie, solare termico, pompe di calore) almeno raddoppi rispetto al 2010-2015; l’apporto sia diretto alla decarbonizzazione del trasporto (biocarburanti), sia indiretto (veicolo elettrico per la quota di rinnovabili nel mix elettrico) nel 2030 sia 2,5 volte quello del 2015”.

Nel corso dell’audizione il Coordinamento Free si è soffermato sul capitolo delle filiere industriali connesse allo sviluppo delle Fer: “Di fondamentale importanza è lo sviluppo di filiere industriali nazionali nel settore delle FER. Già oggi gran parte della tecnologia e dei servizi associati alla realizzazione e gestione di un impianto eolico sono di origine e provenienza italiana… Per il fotovoltaico (FV), va ricordato che negli anni ’80 esistevano due aziende italiane attive nella manifattura del FV, una a capitale pubblico, l’altra privata; entrambe allo stesso livello qualitativo dei principali competitori internazionali. L’assenza di una politica industriale che, come in altri paesi, ne favorisse lo sviluppo grazie alla domanda indotta da forme di incentivazione tutto sommato modeste, le ha messe fuori gioco. Tuttavia, per il crollo dei prezzi dei moduli FV la loro incidenza nella catena del valore rappresenta poco più di un terzo del totale, il resto essendo coperto da prodotti e servizi reperibili in Italia (in particolare l’altro componente high tech, l’inverter, è prodotto anche per il mercato internazionale da industrie attive nel nostro paese).Occorrono pertanto misure che creino sinergie tra gli obiettivi di decarbonizzazione e la crescita di un complesso di industrie competitive anche a livello internazionale. Misure che in molti casi non comportano forme tradizionali di incentivazione”.

Passando al tema delle misure concrete per favorire le fonti di energia rinnovabili nel documento si legge: “Va quindi favorito il rinnovamento degli impianti esistenti attraverso varie misure, quali l’eliminazione dei divieti imposti dallo “spalmaincentivi”, l’introduzione di semplificazioni agli attuali iter autorizzativi, l’ accesso facilitato agli incentivi (o strumenti di supporto alternativi come i PPA) con meccanismi e contingenti dedicati, una maggior chiarezza su temi come la possibilità di riutilizzo di componenti rigenerati dell’impianto preesistente, ecc. Un importante contributo può venire dall’abolizione di tutti i sussidi ai combustibili fossili”.

Mentre sull’efficienza energetica si legge: “Nella generazione di energia occorre facilitare l’introduzione di: sistemi per la produzione combinata di energia elettrica ed energia termica (cogenerazione, microcogenerazione, trigenerazione); pompe di calore; sistemi di teleriscaldamento. Quanto ai TEE, strumento strategico per il raggiungimento degli obiettivi al 2030, occorre: assicurare una maggiore stabilità delle regole; predisporre analisi settoriali di riferimento; superare l’attuale criticità derivante dalla baseline al 10° anno, con necessità di una baseline di riferimento.
Free da tempo sostiene anche un nuovo modello di mercato elettrico: “il nuovo modello di mercato dovrebbe favorire questa evoluzione del quadro tecnologico e infrastrutturale con provvedimenti quali la valorizzazione del mercato intraday (contrattazioni possibili fino alla consegna dell’energia), dei contratti di compravendita a lungo termine, delle forme di aggregazione della produzione e della domanda distribuita, del ruolo attivo dei consumatori. Tutti obiettivi coerenti con quelli del “Winter Package”. Un primo passo in questa direzione sono il prolungamento del mercato intraday, chiudendolo a ridosso della consegna dell’energia – come avviene in altri paesi europei – e misure che garantiscano l’effettiva apertura, anche in forma aggregata, del mercato del bilanciamento alle FER, in armonia con i codici europei sul bilanciamento della rete elettrica.

Un capitolo a parte lo occupano le biomasse legnose e la Filiera del Legno: “La trasformazione dell’agricoltura da mera produzione di alimenti ad agricoltura multifunzionale, considerata obiettivo primario dall’Unione Europea, si caratterizza anche come veicolo per rendere il settore sostenibile sotto il profilo energetico e climatico, come conferma ad esempio il modello “Biogasfattobene””. Sulla mobilità elettrica il documento di Free si esprime così: “Un’indicazione … è contenuta nella proposta di riforma del mercato elettrico del “Winter Package”: gli Stati membri dovranno adottare norme per facilitare la connessione alle reti di distribuzione dei punti di ricarica dei veicoli elettrici, siano essi privati o ad accesso pubblico. In questo quadro, il Piano nazionale clima-energia dovrebbe prevedere misure specifiche, finalizzate a recuperare il ritardo del Paese rispetto al resto dell’Europa, in modo da non replicare quanto accaduto per i moduli FV con la distruzione dell’industria nazionale di batterie high tech e il successivo obbligo di importarle, non appena, com’è nelle previsioni, la mobilità elettrica s’imporrà come forza trainante nel trasporto leggero”.

In conclusione il Coordinamento torna a chiedere “una cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio, auspicabilmente sotto la responsabilità di un sottosegretario con delega ad hoc” oppure “per la stretta interconnessione della gran parte del Piano nazionale clima-energia con la politica industriale, cabina di regia presso il MiSE, i cui compiti di coordinamento andrebbero però puntualmente definiti da un apposito provvedimento legislativo”.

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